Studio dello Stile di Vita

Spesso, nei discorsi salutistici, ricorre una locuzione che però non tutti sono in grado di ben definire: avere un buon stile di vita.

Una recente statistica afferma che circa i due terzi di italiani sono convinti di seguire un buon stile di vita, ma che sono pure convinti che solo una minoranza della popolazione viva in modo salutisticamente valido. Incrociando tali dati non si può che arrivare che a una conclusione: ognuno tira l’acqua al suo mulino e definisce buono il “suo” stile di vita, assolvendosi da tanti peccatucci che poi proprio veniali non sono.

Si scopre così che fumare 7-8 sigarette al giorno, bere mezzo litro di vino a pasto, non fare attività fisica se non in vacanza, avere 5-6 kg di sovrappeso non sono considerati fattori negativi per la salute.

Secondo il rapporto del 2002 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS o WHO in inglese), esistono alcuni fattori di rischio in grado di influenzare concretamente e in modo negativo la durata della vita di un uomo.

Di seguito sono riportati i dati relativi alla perdita di anni dovuta a fattori di rischio nei paesi industrializzati:

    • Tabagismo (12,2)
    • Ipertensione (10,9)
    • Alcol (9,2)
    • Ipercolesterolemia (7,6)
    • Sovrappeso (7,4)
    • Ridotto consumo di frutta e verdura (3,9)
    • Sedentarietà (3,3)
    • Sostanze illecite (1,8)

Bisogna precisare che questa ricerca tiene conto di un fattore alla volta, non correlandolo dunque agli altri, pertanto il loro effetto simultaneo va considerato come una somma dei valori, aggravando dunque la situazione di chi rientra in più categorie.

Questi dati dovrebbero far riflettere sull’importanza dei fattori di rischio, ma non risolvono ancora il problema di definire un buon stile di vita. Infatti alcuni fattori (come l’ipertensione o l’ipercolesterolemia) non si riferiscono a comportamenti del soggetto e una piccola parte della popolazione (non pensate subito di essere fra questi!) è comunque geneticamente predisposta. È inoltre importante notare che l’aspetto psicologico ha una rilevanza fondamentale non tanto sull’aspettativa di vita quanto su moltissime patologie che, se non fatali, certo sono esistenzialmente invalidanti. Purtroppo l’aspetto psicologico non è quantificabile come i precedenti fattori di rischio, la sua valutazione è lasciata al soggetto.

Il vero problema è però la speranza di vita in buona salute. Ossia chi ha uno stile vita decente, ma non ottimale può vivere fino a 80-85 anni, ma passa gli ultimi 10-15 anni della propria vita in condizioni non certo ottimali per definire l’esistenza come “bella”.

Troppe persone accusano dei propri acciacchi la vecchiaia anziché accusare le falle nel loro stile di vita passato.